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Essere madre è un viaggio

La gravidanza: un viaggio in cui abbiamo l’occasione di imparare molte cose su di noi e liberarci di tutto quello che non siamo.

Da quando ho scoperto di essere incinta mi sono chiesta più volte se sarei stata una buona madre, a volte con dolcezza, a volte con durezza, soprattutto nei momenti più difficili della gravidanza. L’idea di non essere una buona madre è stato ed è forse il pensiero più doloroso tra i miliardi di pensieri nuovi degli ultimi 6 mesi e quando l’ho condiviso con alcune amiche, amici e con il mio compagno tutti mi hanno ovviamente rassicurata che si, sarei stata una buonissima madre, la migliore.

Fino a che un giorno chiamai in lacrime la mia amica A.: avevo passato tre giornate molto pesanti emotivamente e psicologicamente nelle quali io e M. ci eravamo confrontati e scontrati con alcune delle nostre paure più profonde. Io mi sentivo stanca, senza forze, stressata e totalmente in colpa per dare al mio bimbo un ambiente intorno così carico di dolore e rafficate di emozioni.
È stata quella sera di giugno che A., dopo avermi ascoltata con pazienza, mi ha semplicemente risposto “Io sono certa che il tuo bambino desidera una madre autentica, molto più che una madre perfetta”.
Poche parole, arrivate dritte al cuore.
Per la prima volta ho sentito nella pancia la potenza della parola “autenticità”.

Nell’oscillazione relativa tra buono e cattivo mi sono persa per anni, semplicemente perché ciò che è buono per alcuni è cattivo per altri, addirittura ciò che è stato buono per me in alcuni momenti, non lo è più stato in altri. Fino a che mi sono aspettata di essere una buona persona, e una buona madre, stavo di fatto scegliendo di essere limitata in questo scontro senza fine tra buono e cattivo. Logorante.
Ripenso a quanto siano stati faticosi tutti gli anni che ho passato a rincorrere la “perfezione”, da quando ero una bambina e cercavo la mia perfezione a scuola fino a ritrovarmi a 30 anni e scoprire che ero ancora dentro allo stesso gioco di rincorrere un modello che non solo non mi corrispondeva ma non mi faceva nemmeno felice.

Ho respirato in silenzio dopo che A. ha pronunciato quelle parole.
Mi sono sentita liberata.
Libera nell’accorgermi semplicemente che la mia autenticità non può essere contraddetta, se non da ma stessa. Perché quando siamo autentici non abbiamo possibilità di sbagliarci, potremo fare una scelta sbagliata forse..però la strada del perdono sarà sempre aperta.

Il viaggio della gravidanza è il viaggio più trasformativo che mi sia trovata a vivere fino a questo momento, mi mette a nudo ogni giorno che passa. Sarà per gli ormoni, sarà per una sensibilità più acuta, sarà che di fatto il mio corpo sta dando vita a una nuova creatura e credo sia inevitabile (ri)nascere insieme alla nuova vita che sto nutrendo in me.

La gravidanza è l’opportunità più potente che la natura regala a noi donne di ritrovarci pienamente, di permettere alla nostra vera natura di esprimersi insieme ed attraverso una nuova vita.
Così mi sono accorta che di fronte a questa inevitabilità possiamo scegliere se vogliamo vivere consapevolmente questa trasformazione, oppure subirla.
Scegliere la strada consapevole non è sempre facile, a volte è doloroso. Questa scelta mi sta portando nella profondità delle mie viscere e poi in alto nel cielo come fossi sulle montagne russe. Fa paura, a volte manca il respiro.
Eppure ciò che mi sta facendo scoprire del mio essere è il regalo più prezioso che l’universo mi abbia fatto, insieme alla vita che mi ha donato quando sono nata.

Oggi, mentre guardo le onde del mare infrangersi sulla spiaggia dal vetro del bar dove sono seduta, riconosco con commozione la gratitudine che provo verso questo bimbo che ha scelto me per nascere.
E mi sento onorata che la vita mi abbia scelto per la seconda volta.

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