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E se una visione non ce l’ho?

Quando ho lasciato il “mio lavoro ufficiale”, 6 anni fa, la prima cosa che ho fatto é stato domandarmi: “Io cosa desidero fare davvero?” Quel “davvero” in quel momento stava per “al di là dei soldi”. O forse avrei dovuto dire “al di qua dei soldi”.

Avevo passato circa 8 anni occupandomi di qualcosa che mi aveva sempre appassionato e che ora aveva perso il suo senso, perché nel profitto non ci riuscivo a trovare più un senso.

Così mi trovavo con questa domanda “cosa mi muove davvero?”

E nessuna risposta. Un eco vuoto risuonava intorno a me e quell’eco di silenzio mi ha fatto venire i brividi.

Non sapere quale fosse il senso della mia vita mi ha buttato in un buco profondo. Così ho iniziato a cercare.

Ho provato tantissime strade, dalle più “new age” alle più “innovative startuppare” (quasi tutto ciò che aveva la parola “design” di fianco ad un altro termine più o meno romantico).

Alcune risposte. Eppure paradossalmente queste risposte non facevano che aggiungere confusione invece che toglierla.

Continuavo a chiedermi quale fosse la mia visione, la mia missione, il mio sogno.
Convinta che intercettato quello avrei iniziato a camminare in quella direzione felicemente.
Con un senso.

Soltanto anni dopo mi é stato chiaro che non c’è nessun senso, che il senso sono semplicemente io.
Il senso é la vita che si apre attimo dopo attimo.
E il miracolo che ci offre ogni volta é quello delle infinite possibilità.
Non é per dire, é reale.
É reale per gli occhi che si allenano a vederlo.

Ed io che volevo a tutti i costi sceglierne una di queste possibilità e lasciarmi andare nello spazio rassicurante della missione.

La vita é molto più semplice di quello che ci vogliamo ostinare a far apparire.
Il miracolo é nella semplicità.

L’unica cosa che possiamo fare é arrenderci a questa semplicità e aprirci al flusso della vita.
Cosa significa?
Smettere di cercare e rimanere disponibili.
Rimanere curiosi.
Rimanere.

Anche quando non capiamo, anche quando tutto crolla, anche quando ci sentiamo di merda.
Rimanere lì con le braccia spalancate e urlare forte alla vita: “sorprendimi”

Questo significa smettere di agire?
Tutt’altro.

Significa mettersi a disposizione di un flusso imprevisto e imprevedibile e molto più potente di noi che possiamo chiamare flusso creativo, vita, dio, universo, energia, mettersi a disposizione ed agire in sintonia ed armonia con questo flusso.

Danzare, dipingere insieme. Questa é per me la co-creazione. É danzare con la vita e dare vita a ciò che in quel momento vuole essere manifestato.

Questo é anche ciò che spesso chiamiamo intuizione.
Gli imprenditori, quelli veri, ne hanno molta. Perché come gli artisti anche loro sanno nel profondo che l’unica vera creazione avviene da uno spazio che é oltre, prima, fuori e dentro alla mente.

A me questo spazio piace chiamarlo cuore.

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Viaggiatrice dell'anima, insegnante di yoga, mamma.

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